The Jesus & Mary Chain

The Jesus & Mary Chain: Over

Hanno cambiato il corso del rock facendo del rumore un'arte malinconica.
Come i Velvet Underground, di cui sono gli ideali nipotini, il loro successo non è stato certo di classifica, ma non esiste rockband che non debba qualcosa ai fratelli Reid.
La band si forma poco fuori Glasgow nel 1984, quando i chitarristi e vocalist William e Jim Reid, dopo avere ascoltato e digerito la lezione dei Velvet e degli Stooges, ma anche di Phil Spector e di Brian Wilson, incrociano il bassista Douglas Hart e il batterista Murray Dalglish. Chitarre distorte e suono 'bubblegum': come per magia, due opposte visioni della musica si combinano in un'unica e coerente estetica sonora; la missione: celebrare le convenzioni del pop e, allo stesso tempo, sovvertirle.
A fine '84 il batterista viene sostituito con Bobby Gillespie e il quartetto pubblica il primo singolo, "Upside Down"; si tratta di un brano seminale, in cui convergono esplosioni di feedback sonoro e tessuto ritmico primitivo. E i Jesus & Mary Chain diventano la sensazione della scena inglese, anche grazie ai loro set dal vivo, in cui i quattro, spalle alla platea, producono un rumore tale da far scatenare regolarmente risse colossali.
"You Trip Me Up" perfeziona la formula e porta il gruppo alla release del primo LP per la Blanco Y Negro, "Psychocandy", considerato pietra miliare della storia del rock. Nessuno mai aveva usato il caos sonoro per esprimere la dolcezza infinita, nessuno mai aveva fatto del ronzio l'arma della malinconia, nessuno mai aveva suonato musica così definitiva usando suoni 'fuori fuoco'. Senza accorgersene, i Jesus sono già nella storia.Dopo una pausa di 2 anni (durante i quali Gillespie se ne va nei Primal Scream e viene rimpiazzato da John Moore), la band torna sugli scaffali con "Darklands", un notevole cambiamento, in cui le chitarre assumono un sound molto più scheletrico e drammatico.
Dopo una collezione un po' incoerente di singoli, b-side e demo intitolata "Barbed Wire Kisses" (1988), i Jesus & Mary Chain sfornano "Automatic", che introduce un tappeto sonoro ancora più avvolgente portando al limite l'effetto feedback e rinunciando completamente alla batteria 'live' di Moore per un beat prodotto al sintetizzatore.
Un'altra lunga assenza (4 anni) e un altro ritorno (senza il basso di Hart), con "Honey's Dead", nel 1992. È il momento della notorietà planetaria, con la visibilità ottenuta nel celebre tour Lollapalooza e con la censura che il programma Top Of The Pops impone al singolo "Reverence"; il motivo? le frasi iniziali del brano, ovvero "I wanna die just like Jesus Christ" e "I wanna die just like JFK".
Si passa a toni più acustici e soft nel 1994 con "Stoned and Dethroned", ma il successo non cala: l'orecchiabile "Sometimes Always" (in duetto con Hope Snandoval dei Mazzy Star) scala le charts Usa.
Continuano le autocelebrazioni con un'altra collezione di b-side, "The Jesus and Mary Chain Hate Rock 'n' Roll" (1995), trainato dal singolo "I Hate Rock 'n' Roll", una botta di rumore che ricorda le reasioate degli inizi.
Dopo anni di Blanco Y Negro, passano all'etichetta Sub Pop, con cui pubblicano "Munki" nel 1998. L'età dell'oro è comunque finita, visto che William Reid lascia il gruppo durante il tour successivo.
E una volta capito che il rock lo si rivoluziona una volta sola nella vita, nel 1999 i Jesus & Mary Chain annunciano ufficialmente lo scioglimento.