The Grateful Dead

The Grateful Dead: Over

I padri del rock psichedelico.
Le radici dei Grateful Dead vanno ricercate nella figura di Jerry Garcia, chitarrista originario di San Francisco, che nel 1960, a diciassette anni, si trasferisce nella vicina cittadina universitaria di Palo Alto. Qui diventa presto amico di Robert Hunter, poeta e assiduo frequentatore degli happening organizzati da Ken Kensey, profeta dell'Lsd e dei suoi effetti sulla creatività artistica.
Nel 1962 Garcia suona già il banjo e la chitarra in alcune band locali di country e folk. Dopo due anni forma i Mother McCree's Uptown Jug Champions insieme al chitarrista Bob Weir e al tastierista Ron "Pigpen" McKernan. Nel 1965, con l'arrivo del bassista Phil Lesh e del batterista Bill Kreutzmann, il gruppo cambia nome in The Warlocks, spostandosi nei territori del rock-blues elettrico.
Le cose sono però destinate a cambiare rapidamente. Hunter introduce infatti Garcia e soci nei party lisergici di Kensey, dei quali diventano parte integrante con le loro performance musicali: è la svolta decisiva, l'esperienza che sgancia i Warlocks da ogni schema tradizionale per proiettarli verso l'improvvisazione e la sperimentazione più estreme.
Alla fine del 1965 il gruppo cambia nome in Grateful Dead e si trasferisce in una casa comune al numero 710 di Ashbury Street a San Francisco: più che una band sono una grande famiglia hippie che raccoglie in breve tempo un folto seguito grazie alle proprie performance dal vivo, veri e propri flussi interminabili di suoni e note.
Un primo contratto discografico con la MGM viene annullato dopo le prime sedute di registrazione, ma intanto i 'Deadheads' (così vengono chiamati i loro fedelissimi fan) allargano le proprie fila, espandendosi in tutta la baia di San Francisco. Entra nel frattempo in formazione un secondo batterista, Mickey Hart, e Robert Hunter entra nella grande famiglia Grateful Dead in veste di paroliere.
Si fa quindi avanti la Warner che li mette sotto contratto e nel marzo del 1967 pubblicano il loro primo omonimo album. Il risultato è però deludente. Il disco non riesce infatti a rendere lo spirito d'improvvisazione e la creatività senza freni che caratterizzano l'esibizioni live della band: è ancora la performance, più che la composizione, a esprimere l'essenza del gruppo.
L'ingresso di Tom Constanten, tastierista elettronico cresciuto alla scuola di Berio, sembra apportare un contributo decisivo al sound del gruppo: i due LP successivi, "Anthem Of The Sun" e "Aoxomoxoa", pubblicati tra il 1968 e il 1969, riescono infatti a immortalare in maniera più convincente (anche perché concepiti come esibizioni dal vivo) il libero fluire di suoni e note del gruppo. Sono due dischi-manifesto del acid rock, pietre miliari della musica psichedelica.
Segue "Live/Dead", un doppio album dal vivo, forse il loro capolavoro, o perlomeno il miglior saggio sull'essenza dei Grateful Dead, che raggiunge qui il suo apogeo con una versione allucinata di 23 minuti di "Dark Star", loro cavallo di battaglia sul palco.
Nel 1970 vedono la luce due album da studio, "Workingman's Dead" e "American Beauty", con i quali la band riscopre le proprie radici country/folk e realizza alcune ballate (come "Uncle John's Band", "Casey Jones" e "Sugar Magnolia") appetibili anche dalle emittenti radiofoniche e destinate ad allargare il loro seguito.
Se la notorietà e le vendite dei dischi aumentano, i Grateful Dead si confermano comunque una live band, e infatti nei due anni successivi pubblicano altri due album dal vivo: il doppio "Grateful Dead" (ottobre 1971) e il triplo "Europe '72" (novembre 1972). Quest'ultimo segna la dipartita di Ron "Pigpen" McKernan, ormai distrutto dall'alcol (morirà infatti l'anno successivo), e di Constanten, insoddisfatto dal poco spazio creativo che le chitarre gli lasciano. Al loro posto entrano in formazione i coniugi Godchaux: Keith, tastierista, e Donna Jean, corista.
Il live album che segue, "History Of The Grateful Dead Vol. 1 (Bear's Choice)", viene dedicato allo scomparso McKernan, e anticipa solo di qualche mese l'uscita del sesto disco in studio della band californiana, "Wake Of The Flood", pubblicato nel novembre del 1973. È il primo frutto della neonata etichetta personale Grateful Dead, e anche se non è d'annoverare tra i capolavori del gruppo, contiene comunque alcune ottime composizioni firmate Garcia/Hunter, come "Stella Blue", che diventeranno punti fissi nelle esibizioni live degli anni successivi.
Con la pubblicazione di "Grateful Dead From The Mars Hotel" (giugno 1974), la band si concede una pausa di due anni dall'attività live (tantissimo per dei dipendenti da palco come loro). Il lavoro in studio, al contrario, prosegue a gran ritmo, anche se non produce buoni frutti: dopo il discreto "Blues For Allah" (settembre 1975), seguono "Terrapin Station" (luglio 1977), "Shakedown Street" (novembre 1978) e "Go To Heaven" (aprile 1980), considerati come il punto più basso della loro carriera.
L'uscita dei Godchaux, avvenuta nel 1979 (cui seguirà a breve la morte di Keith in un incidente stradale), viene colmata dall'ingresso del tastierista Brent Mydland, mentre l'attività concertistica, che ha intanto ripreso a pieno a ritmo a partire dal 1976, porta addirittura la band a esibirsi in Egitto. Nel 1981 vengono così pubblicati due ennesimi live album, l'acustico "Reckoning" e l'elettrico "Dead Set", resoconti di una lunga serie di concerti tenuti l'anno prima a New York e San Francisco.
Nonostante il gruppo non pubblichi materiale fino al 1987, i tour si susseguono incessantemente senza segnare il minimo calo di presenze, rinverdito da un seguito ormai transgenerazionale. Il grande carrozzone dei Grateful Dead, con un seguito interminabile di famiglie e addetti, è ormai diventato un fenomeno di culto, imperdibile appuntamento per i Deadheads sparsi ovunque.
L'età e l'abuso indiscriminato di droghe iniziamo comunque a farsi sentire e Garcia rischia di morire nel luglio del 1986 quando cade in coma diabetico per 15 giorni.
Il chitarrista si riprende comunque presto e dopo nemmeno un anno è già in studio di registrazione per lavorare a nuovo disco con i Grateful Dead. "In The Dark", pubblicato nel luglio del 1987, si rivela inaspettatamente il più grande successo commerciale del gruppo di San Francisco: il singolo "A Touch Of Grey" è il primo (e unico) pezzo dei Grateful Dead a raggiungere la Top Ten statunitense. Il numero di fan ovviamente cresce e i già seguitissimi concerti non fanno che aumentare il loro richiamo, come dimostra il trionfale tour al fianco di Bob Dylan, immortalato poi nel disco "Dyaln & The Dead", che vede la luce nel febbraio '89.
Sempre in quell'anno viene pubblicato "Built To Last", ultima e dimenticabile fatica in studio dei Grateful Dead. La parabola dei padri della psichedelia è ormai sulla via del tramonto, e l'ennesimo lutto tocca un membro della band: Brent Mydland muore il 26 luglio del 1990 a causa di una overdose, è il terzo tastierista del gruppo ad andarsene.
I primi anni '90 vedono la pubblicazione di numerosi live ufficiali, che non aggiungono molto a quanto di straordinario ha già fatto il gruppo durante la sua storia. Le condizioni di salute di Garcia, intanto, tornano a farsi preoccupanti e nell'autunno del 1992 viene ricoverato per il riacutizzarsi del diabete.
Il momento difficile sembra superato anche questa volta, e Garcia torna a esibirsi a fianco dei suoi compagni, ma il 9 agosto 1995 viene trovato morto in seguito ad un attacco cardiaco nella sua stanza presso la clinica di disintossicazione di Forest Knolls in California.
Con la scomparsa del suo leader carismatico si conclude così la storia dei Grateful Dead. Rimane solo una grande quantità di materiale inedito e un piccolo impero commerciale fatto di gadget e magliette.